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| L'essenza dell'uomo è una sociabilità felice. Non è per niente certo che l'essenza del desiderio sia la violenza e l'aggressione. L'essenza del desiderio è la soddisfazione ed è anche il desiderio di una gioia sociale, umana e intelligente. | |
| Chi l'ha detto? Confronta la tua risposta domani. |
La notte della caduta del muro di Berlino 20 anni fa, il 9 novembre 1989, il simbolo della divisione ideologica e politica della Guerra fredda finiva distrutto dai picconi e dai martelli dei cittadini delle due Germanie Era lungo più di 155 chilometri il Muro, costruito a Berlino tra il 1961 e il 1965 e sostituito nel 1975 per separare la Deutsche Demokratische Republik (la cosiddetta Germania est), costituita nel 1949 nella zona occupata dai Sovietici, al confine di quella d'occupazione degli Americani , dei Francesi e degli Inglesi, la Bundesrepublik Deutschland (Germania ovest, nell’ espressione colloquiale). Ha diviso in due la città per 28 anni.
In questo quarto abbondante di secolo sono cambiate le situazioni politiche, sociali ed economiche dell’Occidente e dell'ex blocco sovietico, per rivoluzioni dal basso e politiche dei governi, che hanno avuto il nome di coesistenza pacifica, con la glasnost e la perestrojka da una parte, in risposta alle richieste di liberalizzazione e indipendenza dei paesi dell’Europa orientale e, dall’altra, con la strategia della nuova frontiera e l’allentamento della dipendenza economica e militare, verso il consolidamento della democrazia nel mondo.
La divisione della Germania, l’esistenza di uno Stato comunista ortodosso, l’economia di difesa erano fuori tempo con la presenza dell’individualismo edonistico e il liberismo trionfanti. Negli anni 1988-89 riforme economiche, ampliamento dei diritti dei cittadini, disubbidienze di massa, manifestazioni di piazza e tentativi di rivolta si intrecciarono un po’ dovunque in tutto l’Est europeo. In Germania provocarono il cambiamento del governo. Il colpo decisivo arrivò con l’apertura da parte dell’Ungheria dei confini con l’Austria, che liberò la strada dalla Germania est all’ovest e facilitò una valanga di esodi.
Quando la sera del 9 novembre un portavoce del nuovo capo del governo della DDR annunciò una riforma molto ampia della legge sui viaggi all’estero e in una conferenza stampa rispose ai giornalisti, che gli chiedevano da quando la libertà di espatrio era consentita, «da adesso», i Berlinesi orientali decisero che il muro doveva sparire.
Si riunirono in migliaia nei suoi pressi, ancora sorvegliati dai poliziotti di frontiera. Ai cittadini della parte Est presto corrisposero quelli dell’Ovest. Per facilitare il passaggio delle persone cominciarono ad apparire i primi attrezzi utili per l’apertura di varchi. Fu il principio dell’abbattimento, che avvenne in una atmosfera di festa e fu completato sette mesi più tardi con il bulldozer dell’esercito tedesco nel giugno 1990.
L’anniversario, che oggi si celebra con migliaia di manifestazioni in tutto il mondo democratico, ricorda quella manifestazione spontanea, di iniziativa popolare, antesignana di altre contro tutti i muri, che dividono l’umanità tra privilegiati e deprivati.
Come troppo spesso succede, non tutti quelli che ne avevano la possibilità vi parteciparono o si informarono correttamente o ne compresero l’importanza per il corso della storia.
L’editore Suhrkamp ha pubblicato una raccolta di testimonianze di 25 scrittori delle due Germanie «Die nacht, in der die Mauer fiel. Schriftseller erzahlen vom 9, november 1989», Frankfurt, 2009, che dimostra come i cambiamenti mondiali non trovano necessariamente riscontro nei comportamenti individuali e nelle reazioni di personaggi pur influenti con la stessa intensità. L’avvenimento storico, è l’evidenza del libro, diventa polifonico se si trasforma in esperienza personale.
La domanda posta ai 25 protagonisti della letteratura tedesca contemporanea è stata: «Che cosa facevate quel giorno?». Si scopre così che quel 9 novembre non fu sentito da molti con la stessa intensità di quelli che erano scesi in piazza. I ricordi stessi dei letterati inseriti nella raccolta sono molto appannati e si confondono con le immagini televisive in troppi casi per persone abituate ad osservare, a descrivere e a interpretare la realtà.
Il libro di Suhrkamp non è il solito prodotto di questo «Mauerbusiness» (business del Muro), come i Tedeschi definiscono questo bis delle celebrazioni del più sentito decennale del 1999, secondo la valutazione di Joachim Huber del «Tagenspiegel», che ne rileva l’eccessiva mediatizzazione.
Alla domanda del curatore del libro Renatus Deckert solo qualcuno risponde l’atteso «io c’ero». Talchè viene da dubitare che quella notte festeggiassero solo gli insonni o quelli che non avevano posizioni d’influenza nelle due parti della città.
C’è chi adombra il sospetto che la televisione abbia preso il sopravvento nella memoria, come fa Felicitas von Lovemberg del «Frankfurter Allgemeine Zeitung».
Dai racconti non emergono entusiasmi o traumi.
C’è il sarcasmo di Michael Lentz, che allora era studente, diviso tra l’arroganza e l’indifferenza davanti all’eccitazione contemplata dal televisore di casa a Monaco, del giovane professore Ulrich Treichel, che non ritenne opportuno sospendere il suo corso universitario, né incoraggiò gli studenti a partecipare alla distruzione del muro e andò a vederlo sfondato due giorni dopo.
Maggiore interesse ebbero quelli dell’Est per l’apertura delle frontiere e la fine di un mondo, come dicono Annett Groschner e Kathrin Schmidt, che in una lettera confessione parla degli otto anni di militanza nel partito unico e Bodo Morshauser, che ricorda che gli abitanti dei paesi dell’Europa orientale non sognavano il capitalismo e per molti di loro l’utopia di una società giusta, per cui si battevano, rimane ancora di viva attualità.
Dalle testimonianze è evidente la consapevolezza che gli errori commessi dai governanti della DDR, da Walter Hulbricht a Eric Honecker, a Egon Krenz, non potevano avere altro sbocco. Sarà per questo che la cancelliera Angela Merkel ex cittadina della Germania est, ha detto: «La caduta del Muro di Berlino è stato il giorno più felice della recente storia tedesca».
La felicità di un popolo vale molto più dei 1.300 miliardi di euro che secondo le valutazione dell’IWH, l’Istituto di ricerche economiche di Halle, riportate dal «Welt am Sonntag» di ieri, sarebbero state spese dalla Germania ovest per finanziare la modernizzazione e il welfare della Germania est dopo la riunificazione. Copyright2009©irioMuro di Berlino, riunificazione della Germania, anniversario della caduta del Muro

James Ensor, "Squelettes se disputant un hareng saur",
1891, olio su tavola
Steve Jobs CEO del decennio «Fortune» ha motivato la nomina perché l'imprenditore ha rivitalizzato la Apple e trasformato il business americano Apple ha comunicato ai primi d’ottobre i risultati del quarto trimestre dell’esercizio 2008-09. Sono stati molto superiori alle attese dei mercati finanziari e hanno confermato l’andamento positivo dell’impresa, che nella crisi ha continuato a macinare utili.
Il gruppo della mela ha presentato un risultato netto di 1,67 miliardi di dollari, con un aumento del 47% su un anno. Il giro d’affari è cresciuto del 25% e ha sfiorato i 10 miliardi di dollari (= € 7 miliardi). Ha venduto 10 milioni 200 mila iPod, 7 milioni 400 mila iPhone, 3 milioni 50 mila pc Mac.
Il titolo è volato in Borsa e le previsioni di vendita, prudenti, per il trimestre in corso ottobre-dicembre sono di un fatturato intorno agli 11 miliardi e mezzo di dollari (=€ 7 miliardi 700 milioni).
L’ultimo numero di «Fortune» ha nominato Steve Jobs CEO del decennio. La motivazione è che ha cambiato le regole del gioco su almeno tre mercati mondiali, quelli della musica, del film, del telefonino e ha trasformato il mercato originario del pc, rafforzando la marca. Il valore dell’impresa, cofondata con Steve Wozniak nel 1976, è decuplicato. 
«L’ultimo decennio del mondo degli affari è quello di Steve Jobs», scrive il magazine, che qualifica l’imprenditore hi–tech con gli aggettivi «imperioso, brillante e visionario».
Il decennio di Jobs è cominciato nel 1997, quando è ritornato alla guida dell’azienda dopo una malattia ed è caratterizzato da un’attività di cambiamento, paragonabile a quelle compiute da Henry Ford nella nascente industria dell’auto, di Juan Trippe nella mondializzazione del trasporto aereo e di Conrad Hilton nel settore alberghiero.
L’azienda che il CEO ha trasformata è focalizzata su lui, sulla sua forza di traino e innovazione. Apple valeva 5 miliardi all’inizio del secolo, oggi ne pesa 170, continua «Fortune», che ricorda tutte le posizioni di leadership dei prodotti nei mercati di riferimento.
La nomina di Steve Jobs è risultata da un confronto con Larry Page e Sergey Brin , i fondatori di Google, il finanziere Warren Buffet, il fondatore di Microsoft Bill Gate. Copyright2009©irio Steve Jobs, Apple, imprenditorialità, hi-tech, innovazione, competitività, redditività
La lettura è nello sguardo del lettore L’eye tracking registra il percorso visivo di raccolta delle informazioni dalla stampa e dai siti online Che cosa attira il lettore, che ha deciso d’informarsi dai giornali su carta od online è questione controversa. Sono forme di comunicazione di massa, che fanno leva in modo diverso sulla rapidità, la riflessione, la precisione, ma anche sui titoli, le immagini, l’impaginazione, l’evidenza della notizia. Trascurare uno di questi elementi rischia di fare naufragare il più succulento degli scoop e il più brillante degli spin doctor.
Ecco perché si vanno affinando le ricerche sulle audience, che mutuano dal marketing le tecniche di rilevazione sulle attese del lettore, sui fattori d’attrazione, sulle attività costitutive di una maggiore permanenza dell'utilizzatore e controllo dell’emittente. Si tratta d’invertire la tendenza alla fuga dei lettori e di diventare più efficaci nella diffusione unidirezionale dei messaggi.
L’eye tracking, chiamato anche oculometria, riunisce un’insieme di tecniche di registrazione dei movimenti oculari, allo scopo di seguire e analizzare il percorso visivo di un lettore che sfoglia un giornale o di un internauta che accede a un sito giornalistico, identificare che cosa frena la comprensione e l’utilizzo, verificare se le persone vedono quello che l’emittente vuole mettere in evidenza, scoprire i problemi legati alla percezione delle informazioni sul medium impiegato.
Altics, una società francese di ricerche su Internet, ha realizzato lo studio centrato sull'utilizzatore, «E-pub et presse: ce que regardent vraiment les lecteurs», che impiega l'eye tracking come parte di una metodologia d’indagine multitesting. 
Lo studio è stato condotto su un campione di 50 utilizzatori di nove siti giornalistici a grande audience per cogliere le differenze tra lettura di notizie online e su carta e analizzare i comportamenti davanti alla pubblicità.
Ogni persona è stata messa difronte a uno schermo di pc, dotato di un registratore invisibile dei movimenti oculari (l'eye tracker) avvenuti durante l’accesso al sito, mentre una telecamera a distanza riprendeva il viso dell’internauta in sincronia con la registrazione dello sguardo e degli eventuali commenti verbali. Qualunque partecipante all' indagine ha guardato per un minuto e mezzo ognuno dei nove siti e vi ha navigato liberamente, mentre gli apparecchi di registrazione memorizzavano tutto il suo comportamento. Ha commentato poi con un consulente di Altics i siti giornalistici guardati.
Lo studio ha rivelato che nei siti online l’utilizzatore cerca prima di tutto informazioni consumabili rapidamente, c’è perciò un orientamento all’essenziale, con poco tempo per la ricerca casuale. Il contrario succede per la carta stampata, dove il lettore prende tempo, sfoglia le pagine e ama stare a contatto con il mezzo d’informazione.
L’internauta mira all’informazione che gli interessa e vuole ottenerla presto. Il lettore su carta centellina il piacere di scoprire quello che gli può interessare.
Non ci sono differenze tra comportamenti femminili e maschili di lettura.
La diffusione online, conclude lo studio, deve essere sintetica, fluida, mirata alla conoscenza certa e correlata.
La stampa deve essere più approfondita e dettagliata, deve avere notizie più complete e presentate in modo più strutturato, con sommari, evidenze, immagini appropriate.Copyright2009©irio lettori, notizie, carta stampata ,siti giornalistici online, audience
I beni virtuali possono diventare proprietà reali? Il rompicapo giuridico è nato a proposito dell’eredità rivendicata da una vedova sposata su Second Life Second Life, il mondo virtuale creato su piattaforma di Linden Lab, ha sette vite e da un quinquennio continua a fare parlare di sé. Decaduta dopo un boom iniziale, che aveva portato ambasciate, aziende, università e persone a popolarla per mezzo di avatar, a fare acquisti e ad intrecciare affari con l’uso della moneta locale, i Linden dollari, pagati in dollari veri, il pianeta digitale è adesso meno affollato di un tempo, quando giravano voci (interessate) su milioni di iscrizioni, accessi e frequenze.
Gli internauti ci giocano sempre meno e neppure le ultime novità, come Snowglobe di Kristenlee Cinquetti o Vola Vola di Berardo Carboni sono riusciti a fermare l’emoraggia provocata dai social network.
A ridestare l’attenzione per Second Life viene ora una questione di eredità, di quelle che ingrassano per vent’anni i fascicoli degli studi legali italiani, è la storia di un matrimonio online, di proprietà coniugali, di una vedovanza, dell’intenzione di trasformare beni valutati al momento dell’acquisto in Linden dollari in una somma consistente di dollari a corso legale.
Nel 2005 due avatar di Second Life, Leto Yoshiro, produttore cinematografico del Michigan e Enchant Jacques, contabile inglese, si sposarono e nello stesso anno comprarono insieme una casa su un’isola con molto terreno intorno.
Nel 2008, dopo tre anni di convivenza virtuale felice, Leto è morto ed Enchant, essendo l’unica erede legittima di Leto, ha deciso, come si suol dire, di realizzare, perché quella casa le ricorda troppo il marito scomparso e lei non è in grado di sopportare le spese di gestione con lo stipendio da impiegata.
L’ha fatto perciò sapere su Facebook, dove Enchant ha un account, ma , quando ha avuto le prime proposte di acquisto e le è stato chiesto di mostrare i titoli di proprietà, ha cominciato con l’avere le prime difficoltà. Leto è il nickname di un uomo, il cui vero nome è ignoto anche a Second Life, che ha registrato l’atto di vendita della proprietà.
Enchant ha anch’ella usato un nome di fantasia, ma ha fatto stimare la casa coniugale e le è stato detto che nel mondo reale potrebbe avere un valore superiore al miliardo. Ha chiesto perciò ai Linden, che gestiscono la piattaforma di Second Life di rispondere dell’irregolare cessione del bene.
La controversia è finita nelle mani degli avvocati ed è diventata di dominio pubblico. Ai giurisperiti si sono affiancati i tecnologi.
Finora le opinioni prevalenti, espresse da Greg Lastowka della Rutgers University in New Jersey e da Deven Desai del Center for Information Technology Policy della Princeton University e della Jefferson School of Law della California, distinguono l’acquisto di un diritto d’accesso a un sito online dall’attività di gioco che vi si svolge. Partecipare a un videogame collettivo come FarmVille, che avviene su Facebook, in cui si recita la parte del croupiers e vengono simulate ogni mese giocate milionarie non è la stessa cosa che giocare in un casinò.
Tutto quello che è attuato su Second Life, è stato il parere degli autorevoli esperti, è una simulazione lampante e dichiarata, che garantisce i partecipanti sulla regolarità e sicurezza del gioco.Copyright2009©irio Second Life, mondo virtuale, eredità ,tecnologie dell'informazione
Una dieta sana aiuta a combattere la depressione Un gruppo di epidemiologi inglesi e francesi ha identificato le relazioni tra cibi naturali o trattati e la depressione La depressione è un’alterazione del tono dell’umore personale, che si manifesta in diverse forme, circostanze e livelli. E’ il risultato di una perdita dell’equilibrio psichico, regolato dai centri nervosi alla base del cervello, compromesso da fattori fisici, chimici, climatici, da ritmi biologici quotidiani, da esperienze di vita, dall’educazione, da fattori ereditari e ambientali. Le forme più frequenti di depressione si presentano nella mezza età, quando diventa più difficile sperare nella vita, perché le scelte fatte in precedenza l’hanno in gran parte già determinata.
Un gruppo di sei ricercatori del dipartimento di Epidemiologia e Sanità pubblica dell’Université de Montpellier e dell’University College London, coordinati da Tasnime Akbaraly e Archana Singh-Manoux, hanno pubblicato nell’ultimo numero del British Journal of Psychiatry l’articolo «Dietary pattern and depressive symptoms in middle age».
Descrivono d’avere compiuto un’indagine sulle abitudini alimentari di 3.486 funzionari pubblici londinesi, d’età compresa tra i 35 e i 55 anni, di cui avevano analizzato lo stile di vita, le condizioni fisiche, l'esistenza di tabagismo, sedentarietà e accertato con quanta frequenza mangiavano 127 alimenti differenti. 
Dall’analisi è risultato che il 33% di essi faceva una dieta, costituita in prevalenza da cibi naturali, come legumi, verdura, frutta e pesce e presentava il 26% di rischio di disturbi depressivi, contro il 58% di rischio corso dagli altri, che si nutrivano di più con cibi trattati, come fritture, carni, farinacei e dolci.
La cucina naturale combina antiossidanti, folati, vitamine e altre sostanze nutritive, quella trattata contiene grassi, amidi e zuccheri, fattori fisici particolarmente pericolosi per l’equilibrio psichico.
Le persone che mangiano male soffrono dell’infiammazione di organi interni e di malattie cardiovascolari, che peggiorano i ritmi biologici, altro fattore del rischio di depressione.
L’alimentazione, ricordano gli autori dello studio, va correlata alle condizioni socioeconomiche, ai fattori psicologici e alla cultura delle persone. Sono variabili intervenienti del buono stato di salute, che nella mezza età può peggiorare e costituire l’ambiente organico per l’insorgere di depressioni occasionali, cicliche, che possono diventare costanti.Copyright2009©irio depressione, equilibrio psichico, dieta alimentare ,malattie cardiovascolari, infiammazione organi interni
| Il pensiero selvaggio è considerato primitivo perchè sarebbe dominato dagli aspetti emotivi, ma non è meno logico di quello dell'uomo «civilizzato». La sua razionalità è visibile nell'ordine che mette nella natura, nella classificazione dei fenomeni naturali, nei fenomeni totemici, nella corrispondenza tra mondo naturale, mondo sociale, specie animali e categorie sociali. |
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| Claude Lévi-Strauss: "La pensée sauvage", 1962. |
Il significato delle elezioni americane di oggi La situazione economica mostra i segni di una ripresa ancora debole, la disoccupazione colpisce, emerge il rischio di una crisi politica e sociale Si tengono oggi negli USA diverse elezioni locali, che serviranno da test per la presidenza Obama, a un anno meno un giorno dalla ricorrenza della sua vittoria e per il Partito repubblicano, ora nelle mani della destra e in cerca di rivincita.
La Virginia e il New Jersey eleggono il governatore, New York e Atlanta il sindaco, referendum conservativi su quesiti come il matrimonio omossessuale, l’uso medico della marijuana, l’apertura di sale da gioco si tengono in sei Stati e in un distretto di New York si copre un posto vacante alla Camera dei rappresentanti.
La tornata elettorale cade in un momento di diminuzione del consenso per il nuovo presidente. Solo un americano su due approva la sua azione e ieri è stata annunciata una nuova ondata negativa per l’occupazione, che ha perduto il 9,8% dei posti di lavoro in un anno, informazione diffusa insieme con il deposito in tribunale dei libri della Cit. Un po’ poco per il più grande piano di rilancio mai adottato al mondo, con interventi mirati del governo per quasi 800 miliardi di dollari.
Sono tutti fatti che pesano sui bilanci familiari. Due milioni e mezzo di Americani sono scesi nell’ultimo anno sotto la soglia di povertà e il 13% della popolazione ha acquisito il diritto a ricevere i buoni alimentari.
Si tratta di gente consapevole che l’amministrazione Obama ha fatto quello che poteva dopo Bush, ma è frustrata nell’attesa del miracolo per cui aveva votato Democratico e che non è disposta ora ad aspettare gli effetti di una ripresa, uscita dal tunnel di un anno di recessione con il 2,5% in più di PIL del terzo trimestre.
Una «jobless recovery» è una rottura troppo forte nella tradizionale economia vincente dell’abbondanza di beni.
I Repubblicani vanno all’attacco, soffiano sul fuoco della disillusione di quelli che cominciano ad avere meno fiducia in un ritorno a breve dell’occupazione, dopo la ripresa produttiva e la crescita economica.
Se la fretta sarà cattiva consigliera e le elezioni locali porteranno il consenso per Obama dal plebiscito dell’anno scorso a un posizionamento dello stesso livello di quello dei premier europei, anche la spinta dell’ “we can” potrà soffrirne e avere effetti a medio di depressione dell’economia del paese e del mondo. Copyright2009©irio elezioni ameericane, amministrazione Obama, ripresa economica ,crisi occupazionale
Ci sono ancora 60 paradisi fiscali Tax Justice Network ha pubblicato un elenco alternativo alle liste compilate dall’OECD ad aprile I paradisi fiscali non sono scomparsi, anzi, ci sono i paesi della «lista nera» dell’OECD (come Macao e Hong Kong), che avevano preso l’impegno di conformarsi nel 2009 agli standard internazionali e quelli che non si erano impegnati (Costa Rica, Malaysia, Filippine e Uruguay), ma in più ci sono ancora gli inclusi nella «lista grigia» (Andorra, Anguilla, Antigua, Aruba, Monaco, Montserrat, Liberia, Gibilterra e altri), che avevano dichiarato anch’essi di voler rispettare gli standard, ma avevano sottoscritto meno dei dodici accordi richiesti dalle convenzioni internazionali. A sorpresa spuntano adesso i nomi dei paesi della «lista bianca» (Delaware-USA, Lussemburgo, Svizzera, City of London, Irlanda, Belgio, Austria, Paesi Bassi), garantiti dal rispetto degli standard e da 12 accordi conformi ad essi.
Tax Justice Network, una piattaforma di organizzazioni non governative e d’attori della società civile, dopo 18 mesi di ricerche ed elaborazioni dati, ha pubblicato ieri un elenco, che corregge quello dell’OECD, accusata di avere usato criteri inappropriati e insufficienti per la valutazione.
TJN ha messo a punto un indice di «opacità finanziaria», composto da dodici riferimenti, che vanno dal segreto di Stato al rilievo che ha il paese nella finanza internazionale. I paradisi fiscali sono stati così riclassificati.
Con discredito delle «liste» di aprile, è venuto fuori un trio di testa dell’evasione mondiale d’imposte, composto dal Delaware, il Lussemburgo e la Svizzera, che assicurano il segreto bancario, non tengono i registri dei trust, non rispettano le norme fiscali internazionali.
Le Isole Caiman e la City of London hanno il quarto e quinto posto, giacchè non hanno registri pubblici dei beneficiari ultimi delle società finanziarie e non permettono un «accesso appropriato» all’informazione bancaria.
Dall’elenco è scomparso San Marino, che era stato messo nella «lista grigia»: da aprile ha rispettato gli standard e gli accordi internazionali riferiti ad essi.Copyright2009©irio paradisi fiscali, economia mondiale, evasione d'imposta ,società finanziarie