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04/10/2006

Tattiche creative di business

Un rapporto  dalla prima linea del futuro mondo degli affari. Una raccolta di casi per pianificare il business del 21° secolo, una nuova strada per essere all'avanguardia, competere e avere successo. Questo libro è volto a dimostrare che il migliore percorso per essere competitivi è la competizione.

Esordiscono così William C. Taylor & Polly LaBarre nella presentazione del loro "Mavericks at work: why the most original minds in business win", William Morrow, New York, 2006.

I "Maverick" sono le 32 aziende che hanno operato sul mercato in maniera innovativa, scartando l'approccio tradizionale, quello dell'establishment del business, rappresentato dalla "Harvard Business Review". Mentre c'è una nuova generazione di top manager vincenti, che si riconoscono in "Fast Company", il periodico di cui Taylor &LaBarre sono cofondatori.

I due autori, che alla "e" commerciale tengono così tanto da esibirla sulla copertina del loro libro, hanno viaggiato in tutto il mondo per scoprire, capire e narrare i più eccitanti e innovativi business e leader, presenti in un'opera, costata 18 mesi di lavoro.

Nelle pagine di "Mavericks at work" si incontrano i capi di aziende diverse per dimensioni e settori, come Cirque du soleil, Commerce Bank, Pixar, Anthropologie, Southwest Airlines, Apple Computer, Procter&Gamble, IBM, Jones Soda , Edimburgh Fringe Festival.

Sono imprese unite dall'originalità di condotta, conoscenza di sè e passione, che anche se restano piccole o crescono rapidamente, diventano organizzazioni di culto o si trasformano flessibilmente, hanno come fondamento una visione imprenditoriale, che le libera dalla mediocrità e dall'autocompiacimento.

La forza di un "Maverick" sta nella strategia, nelle pratiche di mercato e nello stile di leadership dei capi. Su queste basi viene ripensato l'approccio competitivo, rinventata l'innovazione, ricollegati i clienti, ridisegnato il lavoro.

Il successo di queste aziende dimostra che, dicono Taylor & LaBarre, essere differenti fa la differenza, i valori condivisi spingono le vendite, vince l'impresa con i clienti più furbi, il carattere aziendale è la migliore credenziale, i grandi leader sono allievi insaziabili.

Sembra una formula troppo semplice. Eppure i due si professano "eccellentisti" e nipoti di Thomas J. Peters (sì proprio quello che insieme a Robert H. Waterman nel 1982 scrisse "In search of excellence" e nel 1985 con Nancy Austin fece il bis del primo bestseller con "A passion for excellence").

Il loro libro merita di essere letto. I 32 casi potrebbero portare il lettore a interpretazioni e a conclusioni diverse dalla ricetta proposta dai due autori. E poi nei casi c'è una ricca aneddotica, ben raccontata sui comportamenti decisionali e le relazioni gerarchiche nelle aziende americane: una miniera per un formatore d'aula.

Postato da: orsola a 10:28 | link | commenti (1)
gestione e sviluppo 259


Commenti
#1    05 Ottobre 2006 - 14:45
 
Tom Peters, che nostalgia! Erano gli anni del confronto fra Giappone e Stati Uniti per la supremazia economica e nelle aule della SDA si disquisiva di qualità, teoria X e Y, centri di eccellenza, managerialità diffusa e donne in carriera. Ero un ragazzo con tante illusioni e un mondo a mia disposizione da conquistare senza le complessità della globalizzazione e della digitalizzazione. Guido Rebosio
utente anonimo

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