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16/10/2006

Ceto medio

E' difficile dire che cosa accomuni la condizione economica e sociale di un notaio, di un piccolo imprenditore e di un quadro aziendale. Ma per la politique politicienne tutti e tre appartengono alle classi o ai ceti medi, al plurale, nel linguaggio di sinistra o alla classe media, al singolare,  in quello di destra.

Se la parola classe suscita preoccupazioni di richiami marxisti, ecco pronto un ceto medio, motivo di orgoglio, che può compattare gli appartenenti più o meno immaginari contro la presa di una sinistra, ancora non mondata dal peccato originale del "favor proletarii".

"Classe media" non è una denominazione d'origine controllata. E' una espressione ambigua, che designa, in tempi e paesi differenti, dei gruppi concreti, palesemente diversi.

 Non si tratta solo di un giusto mezzo tra l'élite del potere e le classi popolari, ma di una collocazione per ricchezza, omogeneità sociale e prospettive future, che oggi sembrano a rischio crescente. Scrive così il sociologo Louis Chauvel, professore all'IEP- Institut des sciences politiques di Parigi, studioso dei problemi della disuguaglianza e delle dinamiche generazionali, in "Les classes moyennes à la dérive", Seuil, Paris, 2006.

E continua: il dibattito contemporaneo, che si occupa della destabilizzazione delle classi medie è tanto più oscuro quanto più i gruppi sociali, che vi sono fatti rientrare, hanno confini imprecisi e contenuto fluttuante.

All'interno si possono individuare quattro frazioni: la classe media superiore e quella inferiore, la vecchia e la nuova. Sono frazioni legate  ai livelli di reddito percepito e alle professioni esercitate.

Le loro dinamiche demografiche si sono profondamente modificate negli ultimi 30 anni.

Se negli anni '60 un caposquadra poteva aspettarsi di vedere raddoppiato il suo potere d'acquisto nei  venti anni successivi e migliorata la posizione sociale dei figli, tra il 1997 e il 2002 gli stipendi hanno incominciato a ristagnare, la Borsa a infiammarsi, i prezzi degli immobili a volare in alto , i patrimoni familiari a riprendere valore con le disuguaglianze ereditarie.

L'avvenire è diventato scuro anche per i figli, più scolarizzati dei padri, e le preoccupazioni sono diventate quotidiane per gli appartenenti  alla frazione bassa con vecchie professioni, che costituiscono la maggioranza delle classi medie.

"Viviamo  in una società che ha situazioni di classe senza avere coscienza di classe. E' una società  cha ha sempre meno appartenenti alle classi medie, in cui lo stipendio perde valore rispetto all'accumulazione. C'è un rischio di 'ripatrimonializzare' l'accesso alle classi medie e di far perdere peso al modello meritocratico", conclude Chauvel.

Postato da: orsola a 17:29 | link | commenti (3)
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Commenti
#1    16 Ottobre 2006 - 19:00
 
In Francia, come in altri paesi, gli ammortizatori sociali svolgono il loro ruolo mantenendo complessivamente il ceto medio come "classe" preminente di una società con un modello sociale ancor oggi piramidale nella sua essenza. In Italia l'assenza di politiche sociali di rilievo, il malcostume diffuso - in tutte le sue forme - e la carenza di visione strategica nell'amministrazioe della cosa pubblica hanno annullato di fatto questa logica costruendo una struttura a clessidra coem ho già avuto modo di dire e soggetti ben più autorevoli del sottoscritto hanno confermato.
Un abbraccio.
Pier Luca Santoro
utente anonimo

#2    17 Ottobre 2006 - 11:36
 
Le quattro frazioni del ceto medio hanno condizioni e orientamenti conflittuali. I politici possono usare come massa di manovra la "piccola borghesia" più minuta, come si chiamava una volta, rancorosa per essere precipitata in basso o frustrata per non avere trovato il paradiso sperato alla fine della scalata. Da noi e in Francia è già successo. Michele Campione
utente anonimo

#3    18 Ottobre 2006 - 12:09
 
Assistiamo all'impoverimento crescente della fascia inferiore delle classi medie. Forse l'intuizione di Marx non era del tutto sballata. Sono completamente diverse le attuali conseguenze politiche perchè la società è cambiata. Arturo Varriale
utente anonimo

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