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Ceto medio
E' difficile dire che cosa accomuni la condizione economica e sociale di un notaio, di un piccolo imprenditore e di un quadro aziendale. Ma per la politique politicienne tutti e tre appartengono alle classi o ai ceti medi, al plurale, nel linguaggio di sinistra o alla classe media, al singolare, in quello di destra.
Se la parola classe suscita preoccupazioni di richiami marxisti, ecco pronto un ceto medio, motivo di orgoglio, che può compattare gli appartenenti più o meno immaginari contro la presa di una sinistra, ancora non mondata dal peccato originale del "favor proletarii".
"Classe media" non è una denominazione d'origine controllata. E' una espressione ambigua, che designa, in tempi e paesi differenti, dei gruppi concreti, palesemente diversi.
Non si tratta solo di un giusto mezzo tra l'élite del potere e le classi popolari, ma di una collocazione per ricchezza, omogeneità sociale e prospettive future, che oggi sembrano a rischio crescente. Scrive così il sociologo Louis Chauvel, professore all'IEP- Institut des sciences politiques di Parigi, studioso dei problemi della disuguaglianza e delle dinamiche generazionali, in "Les classes moyennes à la dérive", Seuil, Paris, 2006.
E continua: il dibattito contemporaneo, che si occupa della destabilizzazione delle classi medie è tanto più oscuro quanto più i gruppi sociali, che vi sono fatti rientrare, hanno confini imprecisi e contenuto fluttuante.
All'interno si possono individuare quattro frazioni: la classe media superiore e quella inferiore, la vecchia e la nuova. Sono frazioni legate ai livelli di reddito percepito e alle professioni esercitate.
Le loro dinamiche demografiche si sono profondamente modificate negli ultimi 30 anni.
Se negli anni '60 un caposquadra poteva aspettarsi di vedere raddoppiato il suo potere d'acquisto nei venti anni successivi e migliorata la posizione sociale dei figli, tra il 1997 e il 2002 gli stipendi hanno incominciato a ristagnare, la Borsa a infiammarsi, i prezzi degli immobili a volare in alto , i patrimoni familiari a riprendere valore con le disuguaglianze ereditarie.
L'avvenire è diventato scuro anche per i figli, più scolarizzati dei padri, e le preoccupazioni sono diventate quotidiane per gli appartenenti alla frazione bassa con vecchie professioni, che costituiscono la maggioranza delle classi medie.
"Viviamo in una società che ha situazioni di classe senza avere coscienza di classe. E' una società cha ha sempre meno appartenenti alle classi medie, in cui lo stipendio perde valore rispetto all'accumulazione. C'è un rischio di 'ripatrimonializzare' l'accesso alle classi medie e di far perdere peso al modello meritocratico", conclude Chauvel.
