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17/10/2006

Grandi imprese familiari

La storia dell'impresa capitalistica riceve ancora una volta un contributo importante da David S. Landes. Dopo "Banchieri e pascià", sul mondo della finanza internazionale nel passaggio dalla banca d'affari, legata a garanzie commerciali e personali e a rapporti di fiducia, alle grandi società anonime e "A che servono i padroni?", sul ruolo organizzativo degli imprenditori negli sviluppi dell'industrializzazione in Occidente dal diciottesimo secolo, Landes approfondisce la storia di undici grandi famiglie del mondo degli affari in "Dynasties fortunes and misfortunes of the world's great family business", Viking, New York, 2006.

Le famiglie sono americane, europee e giapponesi. Hanno sviluppato mercati emergenti, si sono arricchite e hanno acquisito potenza nel mondo. Sono state al comando delle aziende per tre generazioni, direttamente o per mezzo di manager. Hanno nomi come Rotschild, Ford, Morgan, Peugeot, Agnelli, Guggenheim, Toyoda, e altri.

Per Landes il motivo principale che ha favorito la crescita delle imprese e la tenuta delle famiglie fondatrici è stata la coesione intorno a un solo obiettivo.

La seconda ragione della continuità dinastica è stata la capacità di innovare rispettando i valori d'impegno nel lavoro, di determinazione e perseveranza, che avevano ispirato la prima generazione imprenditoriale.

"Dynasties" compie un'ampia e documentatissima panoramica sui prodotti che hanno portato il successo e su quelli che hanno provocato la sconfitta, sulla reattività difronte agli uni e agli altri, dimostrata dai comportamenti e dalle configurazioni organizzative, sui rapporti tra imprenditori e manager.

Numerosi sono gli aneddoti sulla vita privata dei componenti queste famiglie. Da come maturò in William Ford la decisione di far fuori Lee Iacocca a quella di John Rockfeller di investire un milione di dollari nel 1915 (20 milioni di oggi) per comprare il meglio della collezione di porcellane orientali dei Morgan, dalla morte in un incidente automobilistico di Virginia Bourbon Del Monte, la vedova di Edoardo e la madre dei sette fratelli Agnelli, ai matrimoni tra consanguinei della famiglia Rotschild perchè "solo un Rotschild andava abbastanza bene per un Rotschild", al passaggio dei Peugeot e dei Toyoda dall'industria tessile a quella automobilistica per "impiegare meglio le loro energie in un settore con più ampie prospettive".

La tesi di Landes è che le aziende familiari sono "meno obsolete e incoerenti" di alcune manageriali. Forte della sua eccezionale competenza nella storia dell'economia, egli dà una nuova lettura delle dinastie imprenditoriali alla ribalta del successo negli ultimi due secoli e indicazioni sorprendenti per le loro governance in quello appena iniziato.

Una tesi forse frutto più di una visione generale dell'impresa capitalistica che delle realtà ricostruite nel libro ed espresse con una scrittura incisiva e affascinante.

Postato da: orsola a 16:31 | link | commenti (1)
economia 136


Commenti
#1    18 Ottobre 2006 - 11:47
 
Quelle studiate da Landes sono grandissime aziende, familiari per la proprietà, ma gestite da manager di carriera internazionale, dotati del potere di decidere strategie e tattiche e responsabili di assicurare risultati, proprio come è dimostrato dalle vicende delle case automobilistiche ricordate. Marcello Cioni
utente anonimo

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