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20/10/2006

Piccole aziende di successo

Anchor Brewing è una piccola birreria di San Francisco, fondata nel 1896, con un'ottima reputazione di qualità artigianale per i suoi prodotti. Il suo attuale proprietario ha dovuto raccogliere con un'IPO il danaro necessario per aumentare la produzione e superare una crisi di capacità.

Citistorage è un'azienda discografica di Brooklyn passata da quasi 120 milioni di dollari in otto anni a più di 120 milioni in otto mesi, puntando su un nuovo settore di business.

Clif Bar di Berkley è diventata in poco tempo leader dei produttori di barrette clif_barenergetiche e di altri integratori alimentari.

Ecco è un'industria di Boise prima nel mercato dei sistemi di allarme e degli indicatori luminosi per veicoli commerciali, che pratica l'azionariato dei dipendenti.

Hammerhead Productions di Studio City è nota per la sua flessibilità operativa negli effetti speciali, prodotti con il computer per l'industria cinematografica.

Sono alcune delle 14 aziende descritte da Bo Burlingham in "Small giants: companies that choose to be great instead of big", Portfolio-Penguin, New York, 2006. Sono tutte imprese private controllate da una persona o da pochi individui legati tra loro.

Burlingham è da 21 anni il direttore del mensile americano Inc. Magazine e del quotidiano Inc.com, che presentano le informazioni diffuse come "Resource for entrepreneurs" e affrontano argomenti che possono interessare la gestione diretta di un capo azienda.

Inc. ogni anno pubblica la classifica delle 500  aziende private americane che hanno avuto il maggiore sviluppo.

L'idea del libro gli è venuta tre anni fa, mentre conduceva un'inchiesta sulle piccole aziende. Aveva allora  incominciato a individuare il valore della reputazione e delle alleanze per fare leva sulla  competenza distintiva e avere successo.

Aveva scoperto che c'erano piccole aziende, giganti per il solido posizionamento di mercato, che, pur essendo collocate talvolta in settori di nicchia, riuscivano a fare da traino per tutto l'area geografica di insediamento, come era accaduto a Zingerman's Community of business di Ann Arbor. I proprietari di questa azienda, rinomata per la qualità delle sue delicatessen, erano riusciti ad attirare e a facilitare la localizzazione nella loro area di altre sette industrie alimentari,  collegate alla loro produzione.

L'inchiesta giornalistica di Burlingham si trasformò in un approfondito studio di casi, che considerava la strategia, le condizioni esterne, le caratteristiche interne delle piccole imprese e il comportamento dei capi azienda per spiegare i risultati ottenuti e valutarne le prospettive di ulteriore crescita. Diventò "Small giants".

Aderendo alla precettistica dei manuali americani di management, nel suo libro  Burlingham sistematizza in "cinque imperativi" le regole di successo per gli imprenditori, ricavate dalla sua indagine:

-  "Conosci te stesso e che cosa vuoi ottenere dagli affari", i capi delle aziende descritte decidono dove andare, dopo avere capito che cosa possono raggiungere e perchè;
-  "Ama il tuo business", i leader hanno una grande passione per quello che le "piccole giganti" sanno fare meglio delle altre aziende;
-  "Sii radicato nella tua comunità", le aziende analizzate sono modelli di cittadinanza e di relazioni nei due sensi con la comunità per essere aiutate a modellare il proprio business;
-  "Coltiva le relazioni con i dipendenti, i clienti e i fornitori", i rapporti personali, le interazioni uno a uno, l'impegno reciproco hanno  l'effetto di generare spirito di appartenenza  e propositi comuni;
-  "Sii prudente", i capi azienda sono obbligati legalmente e moralmente verso i loro investitori.

Il business è fatto non solo di componenti economiche, è uno stile di vita.

La parte migliore del libro, che ha ricevuto il "Financial Times and Goldman Sachs business book of the year 2006 award", è nella ricostruzione dei fattori di posizionamento delle piccole imprese, del comportamento dei capi azienda e dei rapporti con il mercato e la società.

Il rigore della ricostruzione delle storie aziendali e lo stile brillante di Burlingham fanno di "Small giants" un libro avvincente.

Postato da: orsola a 11:36 | link | commenti (2)
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Commenti
#1    23 Ottobre 2006 - 14:53
 
In questi casi c'è lungimiranza degli imprenditori e cultura d'impresa oltre il "particulare" del profitto. Marcello Cioni
utente anonimo

#2    24 Ottobre 2006 - 18:31
 
Cambiano i parametri di riferimento dell'efficienza aziendale e del comportamento manageriale. L'utile netto a breve da solo non qualifica l'imprenditore. E' necessario che sappia fare rete per lo sviluppo a medio del business e utilità sociale. Giuseppe Ricci
utente anonimo

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