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30/10/2006

Caprotti e le Coop

Un imprenditore, che forse sta per vendere la sua azienda e si preoccupa di tenere alla larga i più agguerriti pretendenti, in nome della competenza distintiva. Questi che reagiscono, appellandosi all'italianità come valore e alle precedenti acquisizioni da parte di imprese straniere "eterogenee", senza  che gli espisodi abbiano sollevato obiezioni.

E' successo la scorsa settimana a botte di inserzioni a tutta pagina e di comunicati stampa sui principali quotidiani italiani tra il più geniale imprenditore della grande distribuzione alimentare e i dirigenti della principale catena del settore.

Bernardo Caprotti è da quasi 50 anni alla testa della Esselunga, un'azienda che ha fondato, espansa e migliorata continuamente negli assortimenti e nei formati, fino a farne una della maggiori presenze  del nostro commercio al dettaglio.

Persona riservata, poco nota al grande pubblico, a 81 anni, dedica ancora molte ore della giornata alla conduzione della sua azienda, la migliore per il rapporto qualità-prezzo e alla costruzione degli assortimenti.

Esselunga, nata ispirandosi al modello americano di supermarket,  ha trovato rapidamente una via originale al rapporto con i clienti e il mercato, che le hanno dato successo e imitazione anche dalle altre insegne.

Un'eredità difficile da ricevere per chiunque, aggravata dall'impressione di chi vorrebbe passare la mano che siano pochi i grandi del settore,  capaci di continuare la valorizzazione quotidiana della sua impresa.

Le Coop poi gli fanno venire ancora in mente i consigli di amministrazione lottizzati, i vantaggi  fiscali e di concessione delle licenze, le merci a buon mercato e il trade merchandising da consumi fondamentali del passato.

Caprotti ha volutamente ignorato che non è più tempo di Cooperativa del Popolo Lavoratore o de La Proletaria. Il testo che ha ispirato, ed  è verosimile che lo  abbia perfino redatto, dice che "il disegno di Coop di acquisire Esselunga, mascherato dietro una strumentale difesa dell'italianità è in realtà quello di eliminare il concorrente più temibile... Laddove la Esselunga non è presente con i suoi supermercati, Coop può praticare prezzi superiori a quelli di Esselunga". E' una sfida alla difesa del consumatore, che Coop dice di praticare e un osanna alle multinazionali della grandissima distribuzione, Wal Mart in testa con la sua qualità dell' "american way of life" e l' "every day low prices", con cui sembra sia stato in trattativa e Tesco, l'insegna più reattiva del mondo, con cui gira voce sia in rapporti.

Le Coop, del tutto dimentiche dell'internazionalismo delle origini e dell'economia comunitaria del presente, hanno risposto che "L'italianità non è una favola ma un valore che Coop coltiva", proprio un modo per convincere Caprotti che dalla loro parte  non ci sono interlocutori all'altezza della sua creatura.

Solo Turiddo Campaini, lo storico presidente dell'Unicoop Firenze, che "parla solo se ha da dire", stando a "la Repubblica" di venerdì, ha risposto a Caprotti in maniera efficace, ricordando d'essere a capo dell'azienda concorrente della sua Esselunga da 40 anni e di averla portata progressivamente dall'insufficienza all'attuale parità competitiva.

Mentre le due direzioni aziendali della grande distribuzione italiana  si sono parlate così sulla stampa, i Wal Mart supercenter, gli hipermarché Carrefour e i superstore Tesco hanno annunciato proprio la settimana scorsa nuovi record di aperture, a presidio dell'intera Cina e di bilanci,  pari ai PIL di Norvegia e Finlandia insieme.

Postato da: orsola a 10:15 | link | commenti (5)
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Commenti
#1    30 Ottobre 2006 - 13:51
 
I Comportamenti antisindacali di Caprotti [e le relative denunce seguite nel tempo] rendono obbiligata la resistenza dello stesso nei confronti delle Coop che, complessivamente, mantengono certamente valori distinti.
I fenomeni di concentrazione della distribuzione alimentare italiana, nel caso avvenissero, sono ,ancora oggi, "peanuts" rispetto alle insegne internazionali bloccate [per quanto ancora?] dall'ingresso nel ns paese da protezionismi mascherati.
Il bel paese assomiglia sempre più al noto formaggio molle ed insapore buono da mischiare con ogni pietanza ma non per questo facilmente digeribile ed inodore.
Un abbraccio.
Pier Luca Santoro
utente anonimo

#2    31 Ottobre 2006 - 11:53
 
In tutti gli Stati dell' Occidente ci sono moderne ed efficienti aziende locali della GDO. In Italia, invece, le Coop hanno ambizioni monopolistiche senza averne le spalle. Sognano tutto il potere alla loro nomenklatura e l'omologazione in basso dei consumi e degli stili di vita sul modello dei mezzadri toscani e degli operai autonomi emiliani. Aldo Scalia
utente anonimo

#3    31 Ottobre 2006 - 14:31
 
Più di 20 anni alla testa di una Cooperativa non sono una presidenza; sono una monarchia. Ernesto Grilli
utente anonimo

#4    01 Novembre 2006 - 10:47
 
La risposta delle COOP alla lettera aperta di Caprotti, che denunciava il reale obiettivo delle loro pressioni per comprare l'Esselunga, è una sciocchezza in termini di comunicazione e di contenuto. Non si deve mai seguire l'iniziativa dell'avversario e non si possono alternare ammissioni (sui prezzi), richiami a migliaia di fornitori (come garanzia di qualità), al valore dell'italianità (troppo generico) e implorazioni ai precedenti episodi (di Auchan e Carrefour), come sa chiunque ha frequentato un corsetto sulle strategie di relazioni pubbliche o di pubblicità. Luigi D'Angelo
utente anonimo

#5    02 Novembre 2006 - 09:54
 
Non so se i valori che Caprotti indica sono davvero la stella polare dell'operare di Esselunga. So per certo che il pianeta Coop ha una visione esclusivista del rapporto con il mercato, che è alimentata da una dirigenza autoreferenziale. Piera Meocci
utente anonimo

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